Spettacolo 2001 - Insieme si può

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Eventi
era il 2001......................nasceva “INSIEME SI PUO’…” come progetto ideale
Questo e’ stato il primo documento scritto attraverso il quale, Francesco Minici, non avendo ancora costituito l’associazione “insieme si puo’…”, per concretizzare il percorso socio-culturale maturato con gli studenti ed ovviamente per realizzare la prima edizione dell’omonimo evento, si avvalse della collaborazione della Consap di Reggio Calabria, essendo della stessa, Vice Segretario Provinciale.
Tra numerose difficolta’ e diffidenze, ma con ferma determinazione e volonta’, indicate dalla certezza che la formula avrebbe trovato ampio consenso nella popolazione e nei giovani, proprio in virtu’ del sistema di comunicazione adottato, assolutamente innovativo e mai proposto sino ad allora, si intraprende la marcia verso quel traguardo. Parlare e porsi ai giovani, non in maniera cattedratica ma con estrema semplicita’ e disponibilita’, senza formalita’ alcuna e con tanta voglia di ascoltarli, interagendo con loro. Rivolgersi sempre con estrema sincerita’ e porgendo loro argomenti inerenti la legalita’, attraverso delle forme che li rendessero molto piu’ fruibili rispetto ai momenti che sino ad allora erano stati proposti: i tediosi convegni. E’ stato necessario parlare la loro lingua affinche’ il messagio di dialogo e di amicizia possa arrivare alle loro menti ma ancor di piu’ ai loro cuori, e cosi’ e’ stato. Il tempo ha dato ragione a Francesco Minici e tutti coloro che ci hanno creduto.

Una curiosita’, la denominazione venne coniata dai ragazzi dell'Istituto Artistico “Pitagora” di Siderno ai quali furono sottoposte da Francesco Minici, delle foto di studenti e poliziotti intenti a dialogare amichevolmente. Tra le numerose frasi proposte, "insieme si puo’…” fu ritenuta quella che maggiormente rappresentava lo spirito dell’iniziativa.
Roccella Jonica 19 maggio 2001
Lo scrivente Francesco Minici, Vice Segr. Prov.le Consap di Reggio Calabria, al fine di avviare un solido processo di armonizzazione del rapporto umano esistente tra cittadino ed Operatore di Polizia inteso quest’ultimo come figura umana e non istituzionale, intende dare il via ad una serie di iniziativa con le quali, oltre a perseguire lo specifico obiettivo, si propone contestualmente di reperire fondi da destinare alle associazioni dei diversamente abili residenti nel territorio della Locride. Una profonda riflessione sull'argomento ha maturato delle considerazioni che hanno trovato applicazione nel progetto "Insieme si può...". Certezza nella risucita delle iniziative e costante tenacia, queste sono state le armi iniziali. Nulla di più e tra l'altro con zero risorse.
Ci si è resi conto che, malgrado l’impegno profuso quotidianamente dagli Operatori di Polizia, troppe volte conclusosi con il sacrificio più estremo che un servitore della società possa offrire, spesso tutto sembra vanificarsi nel nulla e, molte persone, in particolare i giovani, continuano a vedere nella Polizia un precoloso antagonista che con la sua presenza, limita la realizzazione dei loro svaghi.
Constatiamo purtroppo sempre più frequentemente che alcuni di questi c.d. “svaghi” giovanili si concludono tragicamente con terribili incidenti stradali e la conseguente perdita di giovani vite; con tristi avventure nel mondo della droga o dell’alcool.
In alcune zone particolari, molti giovani ancora incerti delle proprie scelte o addirittura privi di progetti per il futuro vengono spesso reclutati dalla malavita organizzata precipitando così nell’oscuro baratro della mafia perdendo definitivamente di vista il concetto secondo il quale una società pone le sue fondamenta: il reciproco rispetto e la pacifica convivenza senza prevaricazioni di sorta.
Queste scelte spesso forzate, sono dettate dallo sconforto nel quale l’adolescente vive rendendosi conto della magra prospettiva di poter dare sfogo alle sue esigenze nonché nella quasi totale assenza di strutture idonee a valorizzare le potenzialità dei ragazzi individuandole ed accrescendo le loro attitudini individuali.
Questa sensazione di smarrimento induce nella maggior parte dei casi una scelta di vita errata ed una condotta asociale la quale esplode in una continua ribellione verso tutto e verso tutti concentrando particolare avversità nei confronti dei rappresentati della Legge e dello Stato, colpevoli unicamente di vigilare affinchè le regole imposte dalla società vengano rispettate. Così nasce l’insofferenza verso la Polizia con tutte le sue conseguenze.
La costante presenza degli Operatori di Polizia, ha evitato che molti ragazzi vedano la conclusione della propria esistenza in modo tragico.
A volte prevenendo folli corse di auto, in altre occasioni contrastando il dilagarsi del traffico e dello spaccio di stupefacenti, altre volte purtroppo, anche a costo della propria vita si è riusciti ad arginare il dilagare della mafia con tutte le sue subdole manifestazioni di potere e di ricchezza le quali tendono ad affascinare il giovane ancora debole e smarrito.

Molti di questi ragazzi vissuti in ambienti impregnati di violenza e di abusi, hanno loro malgrado assimilato quel sistema non avendo null’altro a cui confrontarlo riconoscendo quindi quel sistema come l’unico logico ed attuabile per poter emergere. Identificandosi in quella realtà, si realizza che il proprio naturale antagonista è l’Operatore di Polizia.
Vivendo in quel contesto e assimilando nella loro mente l’immagine del poliziotto che penetra nelle loro case per portargli via i loro cari o che magari durante la notte disturba il sonno della propria famiglia. Viene così enfatizzata negativamente la condotta del poliziotto anche quando eleva una semplice contravvenzione, interpretandola come una sorta di abuso.
La totale assenza di dialogo tra le parti volto ad instaurare un rapporto più umano che istituzionale, non ha certo contribuito alla distensione degli animi.
In effetti, si ritiene che l’argomento “legalità” dovrebbe essere trasmesso ai giovani, non sotto forma di arida e vuota disquisizione scolastica o durante tediosi convegni colmi di splendidi paroloni quasi mai recepiti ma assimilati come imposizione della società, ma dovrebbe essere offerta con il dialogo, con semplicità e con pazienza facendo vivere questi ragazzi esperienze concrete che devono necessariamente lasciare un segno nei loro cuori.
Questo particolare atteggiamento ostile sopra descritto, assume particolari dimensioni in zone ad alta densità mafiosa come quelle della Locride dove, molto spesso i nostri colleghi hanno dovuto contrastare fisicamente l’insorgere di interi paesi i quali, al fine di far fuggire pericolosi ricercati appena catturati non hanno esitato a malmenare gli Operatori di Polizia nonché le sanguinose guerre tra clan hanno visto sempre di più cadere come vittime o venire arrestati, giovani tra i venti ed i venticinque anni.
Le iniziative che si cercheranno di attuare, tenderanno ad instaurare un nuovo tipo di dialogo con i giovani. 
Trascorrendo una serata insieme come BUONI AMICI, perché tali si vuole essere considerati, si potrà tentare di dimostrare come un poliziotto non è altro che un essere umano come tutti gli altri, con i suoi timori, i suoi problemi e le sue emozioni.
Che le lacune della società coinvolgono ed interessano anche lui e che ha capito che il proprio ruolo non è solo quello affidatogli dallo Stato, ma anche quello di intervenire al di fuori dei suoi compiti istituzionali cercando di sanare le disattenzioni della società rimboccandosi le maniche e lavorando insieme ai suoi concittadini. 
Il poliziotto, quotidianamente combatte con le proprie risorse ogni forma di violenza e di abuso convivendo nello stesso tempo con la diffidenza ed il disprezzo generato da una mentalità da troppo tempo radicata. Nelle nostre zone assistiamo tutt’oggi a manifestazioni di intolleranza dirette semplicemente alla figura del poliziotto solo perché tale.
Appare inspiegabile il perché l’omertà e la violenza esplodano nei confronti di coloro che lottano per una società pacifica piuttosto che nei confronti di coloro i quali disprezzando l’altrui vita, contribuiscono giornalmente al degrado sociale ed economico della collettività. 
L’estremo sacrificio dei nostri caduti, sempre più spesso dimenticato da tutti ma ogni giorno sempre più vivo nei cuori di noi colleghi, mantiene alto il senso del dovere e lo spirito di sacrificio che alberga nei nostri cuori riuscendo così a mantenere inalterata la lotta nonostante le avversità affrontate.

Come detto in apertura, parallelamente a quanto sopra, intervenendo al di fuori dei compiti istituzionali, si tenterà di raggiungere un altro importante risultato, e cioè una raccolta di fondi finalizzata a sostenere le varie associazioni dei disabili residenti nel territorio della Locride.

Si tratta in particolare di un numero rilevante di bambini e ragazzi affetti da varie patologie genetiche ed ereditarie, dalla sindrome di Down alla distrofia muscolare, agli audiolesi etc. che, dislocati sull’ampio territorio della Locride.
Una realtà che non può lasciare indifferenti quanti hanno a cuore che i diritti di questi amici, già duramente provati, siano riconosciuti e, al di là delle belle parole, anche attuati.
Le Associazioni dei disabili presenti nella Locride hanno più volte ed in diverse occasioni prospettato questa situazione di disagio intervenendo nel frattempo con risorse proprie.
Tutti gli esseri umani ed in particolare i bambini hanno il sacrosanto diritto alla vita ed il diritto ad essere assistiti con tutte le terapie e l’assistenza che oggi può essere offerta.
Assistenza e terapie che possono sicuramente garantire una migliore condizione di vita futura nonché lenire il senso di abbandono che molte volte si avverte quando si vive in zone decentrate rispetto alle grandi città. La dura legge dei numeri ha stabilito che alcune attrezzature e/o strutture debbano essere operative solo nei grossi centri capoluogo penalizzando così chi vive nei paesi dislocati nella provincia. Perché negare questo diritto o garantirlo in subordine a chissà quale strategia manageriale che ha deciso a priori chi può godere di taluni trattamenti e chi no.
La peculiarità degli interventi su tali problematiche potrebbe garantire la totale autonomia e l’integrazione nella vita sociale futura di tali soggetti. Solo l’applicazione di strategie riabilitative ed educative da parte di personale qualificato può ampiamente sopperire e compensare le carenze di sviluppo presenti in questi bambini.
Il soggetto “disabile”, nasce già con un immediato handicap psicologico. Una realtà traumatizzante circondata da un alone di isolamento, di ambiguità e di smarrimento vissuta immediatamente in prima persona dai genitori i quali prendono coscienza giorno per giorno di quanto stia accadendo.
La sensazione di smarrimento cresce in maniera esponenziale quando una famiglia, colpita da tale evento versa in condizioni di particolare indigenza e vive nell’entroterra distante pertanto dai centri assistenziali.
Le grandi battaglie sono state sempre condotte per la ricerca al fine di prevenire le malattie genetiche ovvero grandi cose sono state fatte nelle grandi città e nei grossi centri per l’assistenza a questa categoria ebbene, riteniamo che sia nostro dovere fare qualcosa per garantire gli stessi trattamenti per i disabili della Locride.
Confidando nell’impegno degli Amministratori, auspichiamo che questa occasione di incontro sia foriera di nuovi e concreti risultati tali da garantire entro breve tempo una svolta definitiva per la soluzione delle problematiche esistenti.
In conclusione è necessario riconoscere i disabili come persone e come cittadini a tutti gli effetti; bisogna accettare come genitori, operatori, amministratori e vari componenti della società che quelle persone hanno una loro identità. Bisogna scoprire qual è la loro autonomia affinchè possano vivere il più possibili senza dover continuamente chiedere.
Non desideriamo la pietà né favori, vogliamo che questi nostri fratelli siano considerati cittadini di una Nazione democratica basata sull’uguaglianza dei suoi componenti quindi, componenti con tutti i loro diritti.
Vogliamo vedere lo sguardo di un genitore che porta a spasso il proprio figlio disabile sia allegro, sicuro e confortato dalla sicurezza che non è solo. Questa sensazione deve essere avvertita ovunque e da chiunque sia stato colpito da tale avversità. 

Questa organizzazione composta da poliziotti ma principalmente da genitori e cittadini, sente il dovere di intervenire anche in tal senso esulando così da quelli che sono i propri doveri statutari in difesa della categoria e cercando di risanare quelle lacune troppo spesso esistenti per la disattenzione di alcuni cercando pertanto di tutelare nel contempo chi ha più bisogno stringendosi sempre di più ai cittadini e spogliandosi completamente dai doveri istituzionali ma non da quelli di componenti di una comunità.
 
Se quanto sopra riuscirà a far riflettere anche poche persone, tutto sarà stato inequivocabilmente un grande successo, foriero sicuramente di trasformazioni importanti sulle quali poter gettare le fondamenta di una prossima società basata su solidi rapporti umani.
L’iniziativa di cui sopra, ha trovato ampio consenso in moltissimi artisti tra i quali, Claudio Batta, Flavio Oreglio, Natalino Balasso, Gabriele Cirilli e Gianluca Belardi, tutti componenti del team del famosissimo Zelig Cabaret. Per l’occasione, lo spettacolo debutterà la sera del 01 agosto 2001 presso il teatro “Al Castello “ubicato in Roccella Ionica (RC).

Il Comitato d’Onore per l’evento, è così composto:


Questore di Reggio Calabria; Segretario Generale Sindacato di Polizia CONSAP;Presidente del Tribunale di Locri; Procuratore della Repubblica di Locri;Presidente della Regione Calabria; Presidente Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria; Assessore Sport Turismo e Spettacolo della Regione Calabria; Presidente del Comitato dei Sindaci della Locride (42 comuni); Presidente Conferenza dei Sindaci dell’ASL 9; Sindaco del Comune di Roccella Ionica.
 
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