Progetto 2006-2007 - Insieme si può

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Progetto 2006-2007 
Il progetto ha visto come destinatari giovani studenti della Locride frequentanti i seguenti istituti:
Scuola Media Statale “O. Filocamo” di Roccella Ionica;
Scuola Media Statale di Grotteria;
Istituto Tecnico Industriale “E. Maiorana” - Sezione Agraria di Caulonia M.na.
I giovani studenti incontrati hanno permesso ancora una volta, di osservare un mondo che – pur non essendo nuovo - è ricco di contraddizioni; dove, se da un lato vi sono adulti la cui funzione è quella di educare, di accettare globalmente un “progetto d’uomo” e si impegnano a portarlo a termine come comunità educativa, dall’altro vi sono, i GIOVANI con i loro sogni e le loro difficoltà.
Dal percorso educativo è scaturita una realtà a tratti contraddittoria, in cui spesso il giovane adolescente è vittima passiva del contesto sociale in cui vive; contesto in cui sono radicati atteggiamenti molto vicini alla devianza o che compromettono la sana crescita individuale nonché quella collettiva.
In un quadro così problematico e complesso come quello della Locride, se la scuola – in qualità di agenzia educativa e di socializzazione – è riuscita tra i ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, a sopperire alle molte lacune che il giovane porta con sé; questo tipo di intervento educativo non si è riscontrato in eguale misura nei giovani di scuola media superiore.
In particolare, gli operatori, con l’aiuto del corpo docente, hanno tentato di intervenire in alcuni casi con l’obiettivo di suscitare l’interesse dei giovani alle tematiche affrontate.

“Non è migliore il maestro che ha più conoscenze, ma quello che educa in modo migliore, quello che ha il dono di formare uomini degni di sé e delle proprie facoltà”. (A. Manon)
Il richiamo a tale espressione è intenzionalmente voluta per elogiare gli esperti e gli operatori intervenuti, ma anche come attestazione di stima per tutti quei docenti che quotidianamente si ritrovano ad affrontare situazioni che scaturiscono da una profonda incapacità da parte dei giovani a comunicare.
La comunicazione, paradossalmente, appare - oggi più di ieri - difficile, poiché non scaturisce più dal reciproco scambio di pensieri, sentimenti ed opinioni, ma è spesso frastagliata da diversi ostacoli tra i quali spiccano l’omertà, l’isolamento, l’a-socialità.
Oggi, è facile “puntare il dito” nei confronti della scuola spesso “denudata” dal suo compito primario: la formazione intellettuale. In questa cornice il vero dilemma non è “l’analfabetismo”, ma la mancanza di “curiosità”, perché è la curiosità la vera essenza della cultura. Manca, in fondo, quel bagaglio culturale che parte dalla famiglia e si riverbera sulla scuola e, poi, sulla società.
Tra i giovani delle scuole medie superiori, si sono riscontrati taluni comportamenti di resistenza nei confronti delle istituzioni o degli stessi operatori intervenuti, tipico di chi si pone in atteggiamento di difesa per la paura di “mettersi seriamente in gioco” o in “discussione”.
Purtroppo, ci si permette di rilevare che la “violenza” si impara e noi viviamo in un contesto territoriale nel quale prevale la mancanza di autostima, il materialismo, l’egoismo e dove le opportunità lavorative per i giovani talentuosi scarseggiano.
L’agenzia educativa primaria qual è la “Famiglia” non è più la stessa rispetto al passato.Anche nella Locride, lo stile di vita delle famiglie è cambiato, non vi sono più famiglie in cui alla donna è riservato il ruolo di gestione delle “cose domestiche”, ma per necessità si reca fuori casa per lavorare. Ciò provoca spesso nei giovani, mancanza di affetto, mancanza di autorità, assenza di dialogo familiare.
Nonostante, tali difficoltà, il progetto attivato dall’Associazione “Insieme si può…”-attraverso il succedersi nei vari moduli didattici degli esperti intervenuti - ha avuto la giusta risonanza.

Il percorso educativo si è snodato in tre differenti fasi:

  • La prima ha permesso di analizzare il territorio “Locride” ove il giovane studente interagisce con i coetanei e con le realtà circostanti. Si è riscoperto il positivo dei luoghi di convivenza civile per ridare speranza e tentare di abbattere “la cultura della rassegnazione” per lasciare il posto alla “cultura dei valori”.
  • Dall’analisi del territorio si è potuto ricercare insieme ai ragazzi le soluzioni per poter arginare fenomeni come il “vandalismo”, la microcriminalità ed il bullismo. Soluzioni a cui si è giunti solo dopo che i giovani si sono interrogati sul senso della loro età e sul senso del vivere nel comprensorio locrideo, alla luce delle recenti vicende delittuose, nonché animati da un forte spirito di riscatto sociale.
  • L’Associazione “Insieme si può…” ha utilizzato, per le tematiche trattate, “metodologie innovative” apparse a taluni fuori dai c.d. “protocolli scolastici”: ma con un’enorme efficacia persuasiva. Si pensa, all’ utilizzo di tecniche quali il“gioco simbolico”, (ottimo metodo comunicativo soprattutto per le scuole medie inferiori); il “profiling” (tecnica che permette di ricevere risposte entusiasmanti ed immediate che ha il pregio di rendere protagonista il giovane senza avere l’ansia di essere giudicato da qualcuno). Non sono poi mancate le proiezioni di film sui quali i ragazzi si sono confrontati sulle argomentazioni trattate. I dibattiti sono stati spesso accesi ed animati, ma di forte arricchimento personale e collettivo.
Il confronto costante ha così permesso ai giovani studenti di guardare con occhi diversi le autorità che hanno collaborato per la realizzazione del presente progetto, dando il loro personale contributo per la costruzione di quel “collante” che lega Giovani, Forze dell’Ordine ed Istituzioni. Questo filo invisibile permette di legare sinergicamente i vari soggetti e, nel contempo, tracciare il sentiero verso lo sviluppo di una nuova coscienza, in grado di trasformare e dare segnali inequivocabili, di speranza per il territorio della Locride.
Il Comitato Tecnico Scientifico che ha seguito il progetto, ha formulato l’auspicio che in un prossimo futuro questa nuova metodologia didattica possa essere inserita strutturalmente all’interno dei programmi scolastici per essere maggiormente condivisa, con la piena consapevolezza che “Educare alla legalità” è determinante, se si vuole educare “nella” e “per” la libertà.
Solamente da atteggiamenti democratici e di dialogo si può sviluppare il senso di giustizia, formare il senso critico, il rispetto e la difesa dei diritti e dei valori umani.
 
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