Progetto 2004-2005 - Insieme si può

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Progetto 2004-2005
Gentili amici,
il target individuato dal nostro percorso è, come ormai noto a tutti, costituito da quei ragazzi che, loro malgrado vivono in un contesto sociale a loro poco favorevole o meglio fertile per il radicarsi di comportamenti devianti. Da qui uno dei punti di partenza che ha ispirato la nascita del progetto e dell'Associazione stessa. Sarebbe più preciso sottolineare che, essendo una pratica già consolidata ed attuata da alcuni anni, l'esperienza diretta con i giovani studenti ha consentito di rilevare che, proprio quegli incontri periodici andassero arricchiti con elementi specifici di carattere professionale ovvero con soggetti che riuscissero ad esprimere ai loro ascoltatori, delle vere e proprie sensazioni, provate e vissute in maniera diretta. Si è concretamente sentita l'esigenza di portare un messaggio di legalità nel senso più ampio del termine; scoprire atteggiamenti radicati nella cultura giovanile, atteggiamenti vicini alla devianza o compromettenti per una sana e corretta crescita individuale e collettiva. 
Il percorso adolescenziale è caratterizzato da frequenti momenti critici. L'adolescente vive come un equilibrista sulla corda tesa fra devianza e normalità e un semplice sbandamento può farlo cascare dalla parte sbagliata. L'esperienza deviante, la tendenza a compiere gesti trasgressivi nei confronti dell'autorità e dell'ambiente, rappresentano una delle modalità con cui l'adolescente si confronta continuamente durante la crescita.
Esperimenti pratici da noi effettuati all'interno delle aule scolastiche hanno ricevuto risposte entusiasmanti, prese di coscienza tra i giovani fino ad allora mai manifestate. Dialoghi onnicomprensivi, semplici e diretti senza giri di parole hanno trovato ricettori attenti ed entusiasmati a questo genere di discorsi fino ad allora mai trattati o trattati in maniera superficiale e demagogica all'interno di strutture scolastiche. I nostri ragazzi si sono sentiti per un periodo al centro dell'attenzione, oggetto di studio e di interesse da parte di operatori di polizia, scienziati del sociale psicologi ecc. 
Non ci siamo limitati ad un percorso in/formativo meramente teorico. Abbiamo soddisfatto la curiosità dei giovani facendo loro vedere in faccia i veri protagonisti di una "vita spericolata".
Hanno guardato negli occhi ed ascoltato le testimonianze di un ex detenuto, un ex tossicodipendente e di una extracomunitaria. Straordinaria è stata l'interazione tra le parti. Sono state poste, da parte degli studenti, domande molto forti ed imbarazzanti le quali hanno avuto risposte molto esplicite e ricche di amara verità, quella verità che difficilmente si riesce a far comprendete ai nostri giovani. Anche la proiezione di film riguardanti la lotta alla criminalità organizzata ha consentito ai ragazzi di conoscere ed apprezzare alcune figure che, per degli ideali di uguaglianza e giustizia sociale, hanno persino sacrificato la loro vita.
Personaggi poco conosciuti e/o addirittura sconosciuti e verso i quali tutti gli studenti, a prescindere dall'età, hanno espresso profondo apprezzamento indicando gli stessi come esempi di valori portanti di una società da imitare e ripetere nella nostra quotidianità.
 La voglia di conoscere è stata espressa in maniera così evidente dalle innumerevoli domande anche su alcune discussioni riguardanti la pace e le lotte razziali presenti sul nostro territorio durante la seconda guerra mondiale e quell'accenno di indifferenza razziale o intolleranza ancora purtroppo presenti nella nostra nazione. Si è comunque potuto evidenziare come i nostri ragazzi siano assolutamente pronti ed aperti ad accogliere con particolare maturità una società multietnica purché sia poggiata su dei sani valori di pace e rispetto reciproco verso il proprio prossimo.
Abbiamo creduto in questo progetto e continueremo crederci. A convincerci che stiamo andando per la strada giusta non è la pubblicità che è stata data al progetto, agli apprezzamenti ricevuti dal corpo docenti o da chissà quale altra formale motivazione, bensì il semplice e ricco di significato "grazie" datoci dai nostri amici studenti provenienti da diversi paesi della locride.  
L'ambiente e il contesto sono nello stesso tempo una risorsa ed un vincolo. Non è solo il luogo in cui si vive, è piuttosto il "segno" per coloro che vi abitano, di un modo di vita nelle sue varie dimensioni: economica, sociale e normativa. L'ambiente lascia un segno in chi lo abita. La personalità di un soggetto si struttura concretamente nei primi 15-16 anni di vita. Essa si forma in parte attraverso i geni ereditati ma in misura maggiore dagli input che provengono dall'esterno e cioè dall'ambiente appunto. Pertanto, l'ambiente sociale, è uno degli elementi importanti che contribuiscono alla costruzione dell'identità personale e sociale, quella individuale e collettiva. Da qui è semplice intuire che maggiori stimoli positivi si ricevono dall'esterno maggiore sarà la possibilità che un giovane soggetto strutturi una personalità non predisposta alla devianza.

Il dialogo con gli Operatori dell'Ordine, gioca sicuramente un ruolo importante sulla crescita morale e sociale di un adolescente. Tale rapporto deve essere necessariamente di tipo costante e, cosa più importante, non deve assolutamente rivestire quell'austero velo di formalità che spesso inibisce gli ascoltatori e non giova certo alla distensione dei rapporti tra poliziotti e giovani cittadini.
Molti di questi ragazzi vissuti in ambienti impregnati di violenza e di abusi, hanno loro malgrado assimilato quel sistema non avendo null'altro a cui confrontarlo riconoscendo quindi quel sistema come l'unico logico ed attuabile per poter emergere. Identificandosi purtroppo in quella realtà, si realizza che il proprio naturale antagonista è l'Operatore di Polizia.
La totale assenza di dialogo tra le parti ovvero gli occasionali momenti di aggregazione volti ad instaurare un rapporto più istituzionale che umano, non hanno certo contribuito al consolidamento di quei flebili rapporti esistenti. 
 Le forze di polizia e la popolazione si trovano a volte, nostro malgrado, ad essere posti su due piani diversi, non collegati fra di loro. Quello che i primi fanno per mantenere l'ordine e la legalità in un paese non è capito dal resto della cittadinanza e azioni che in una determinata circostanza sono inevitabili appaiono come dei soprusi o abusi di potere. La dimostrazione di tale concetto si evidenzia in circostanze note a tutti come ad esempio negli stadi; nelle contestazioni di massa (manifestazioni); operazioni di polizia in alcuni centri urbani; ecc. ecc.
La struttura principe volta a valorizzare le potenzialità degli adolescenti e può, anzi deve sicuramente fungere da collante per rinvigorire quel tanto ricercato rapporto fiduciario con le istituzioni, è proprio la scuola che, come agenzia di socializzazione, dopo la famiglia, è la più importante istituzione formale e pubblica di cui l'adolescente è membro. E' proprio sulla scuola che l'associazione "Insieme si può…" vuole investire gran parte delle proprie energie. Lavorando in sinergia con le Forze dell'ordine e tutte le organizzazioni presenti sul territorio, si è inteso e si intenderà per il futuro a promuovere tutta una serie di attività sociali e culturali verso la legalità e verso la solidarietà, così per come fatto nel passato. 
La legalità: questo delicato quanto importante argomento dovrebbe essere trasmesso ai giovani, non sotto forma di arida e vuota disquisizione scolastica o durante tediosi convegni colmi di splendidi paroloni quasi mai recepiti ma assimilati come imposizione della società, ma dovrebbe essere offerta con il dialogo, con semplicità e con pazienza facendo vivere a questi ragazzi esperienze concrete che devono necessariamente lasciare un segno nei loro cuori.
Risultati oltremodo positivi sono già stati raggiunti in passato con adolescenti di vari istituti e l'esperienza di quest'anno non ha fatto altro che ratificarli aggiungendo entusiasmo agli organizzatori. I ragazzi, "avvicinati" con metodi certamente informali e al di fuori dagli schemi sono riusciti a esprimere emozioni e sentimenti che fino a quel momento non erano riusciti a fare emergere. Una catarsi liberatoria che certamente li ha liberati anche per un solo momento di tutta quella chiusura, quella rabbia che li ha certamente tenuti in una gabbia virtuale. 
L'interesse evidenziato dai giovani negli argomenti trattati, alcune volte sotto forma comica ed allegorica, conduce inevitabilmente ad una conclusione, l'importanza del linguaggio da usare nella comunicazione. Nel processo di comunicazione l'elemento centrale è l'emissione di un messaggio ed il suo ritorno all'emittente. Il messaggio prima di essere inviato deve essere codificato, cioè bisogna decidere come dover presentare un determinato argomento. In poche parole bisogna capire il linguaggio dei giovani e parlare insieme la "stessa lingua". Non ha senso parlare ad un gruppo usando una metodologia di linguaggio troppo distante da chi ascolta.
La legalità è una forma di educazione civile caratterizzata dallo spirito di obbedienza alla legge dall'esercizio responsabile dei diritti e dall'adempimento altrettanto responsabile dei doveri. Riconosce il primato della legge rispetto all'interesse individuale e vieta di tenere comportamenti che ledano irragionevolmente interessi altrui. Il concetto di legalità è strettamente associato a quello di comunità, complesso di cittadini che stanno insieme perché legati da una storia e da memoria comune ed è strettamente legato a quello di responsabilità, e di solidarietà collettivo.
Cari amici, in conclusione di questo nostro interessante percorso, che ci ha consentito di vivere insieme della nuove esperienze di gruppo, attraverso le quali, mi auspico, tutti abbiamo avuto l’occasione di riflettere con senso critico, come sino ad oggi abbiamo visto e vissuto la nostra società e, se realmente il nostro modo di fare ha rispettato quelle famose regole che la società stessa ha creato per tutelare i suoi componenti. Io spero che il principio indispensabile ed irrinunciabile fondato sul rispetto del nostro prossimo prescindendo assolutamente dall’estrazione sociale, dalla formazione culturale, dal colore della pelle, dalla provenienza geografica, dalla forma fisica e sul quale abbiamo avuto modo sistematicamente di confrontarci, abbia potuto radicarsi nelle nostre menti e nei nostri cuori. Come più volte ripetuto, nel momento in cui si prenderà coscienza dell’uguaglianza sociale senza prevaricazioni di sorta, quando impareremo ad apprezzare il nostro ambiente senza distinzione di confini alcuni, quando impareremo ad apprezzare le nostre origini e la nostra cultura nonché amare tutto ciò che i nostri antenati ci hanno lasciato in eredità ( sicuramente come abbiamo detto, frutto di lotte sacrifici nel corso dei secoli ) allora potremmo essere veramente orgogliosi di essere cittadini del mondo. Nel salutarvi affettuosamente a tutti voi ringraziandovi per l’affetto e l’interesse dimostrato e sicuramente anche per avermi donato la possibilità di imparare tanto da voi, nel rammentarvi di ragionare un pochino di più con il cuore mettendo da parte (alcune volte) l’orgoglio e di dedicare parte del vostro tempo anche ai nostri amici diversamente abili, vi esprimo i miei più fervidi auguri per un futuro sereno e raggiante e ricordate che…….”Insieme si può…”.
 
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